Quarto Racconto

FINALMENTE, DOPO TANTI ANNI , SCOPPIA UNA GUERRA!

LUI PENSA CHE QUESTA E’ LA SUA OCCASIONE PER SCAPPARE.

DURANTE IL COMBATTIMENTO LUI SI ALLONTANA DAL GRUPPO E CORRE

VERSO LA MACCHINA DEL TEMPO.

UNA DELLE GUARDIE SE NE ACCORGE E INIZIA AD INSEGUIRLO, MA LUI

ERA VELOCISSIMO E COSI’ RIESCE AD ARRIVARE ALLA MACCHINA

E FINALMENTE RITORNA A CASA NEL PASSATO!

Ho deciso di cominciare il mio racconto con le frasi di un racconto di mio figlio, sembrava un giorno come un altro quelli uguali che si ripetono sempre monotoni e senza intensità, invece come un lampo cambiò la giornata entrai nella stanza azzurra di mio figlio Nicola, e lui mi corse vicino dicendomi: “ guarda qui”, mostrandomi un racconto con immagini disegnate accanto, era il compito assegnato dalla prof. Era entusiasta ed effettivamente mi piacque molto il suo lavoro. Terminava con queste frasi così e la sua felicità nel mostrarmelo mi fece commuovere così se questo racconto varcherà le soglie dell’oceano e del futuro saranno le sue frasi quelle che porteranno fortuna al racconto.

Poi che sarà mai viaggiare nei ricordi nel passato e nel futuro? Tanto ci sono attimi eterni momenti che foto e video non possono raccontare perché ci sono emozioni e ricordi che ci portiamo appresso e immagini nella mente cosi fortemente stampate che non devono essere lasciate sfuggire e io voglio che tu le legga per quando sarai grande e io un giorno spero tardi non sarò accanto a te.

Tu devi sapere di quelle corse con te in braccio ascoltando “E’ tutto un attimo” di Anna Oxa, si perché sono quegli attimi che ci riempiono la vita e la rendono ricca e degna di essere vissuta. Ti stringevo la mano e ti facevo correre per il lungo corridoio in quella casa che era il nostro regno come me che mi sentivo un re tenedoti in braccio. Le tue risate risuonavano nel corridoio e tu avevi solo 2 anni. Ora ne hai 11 e mezzo e tanti momenti belli mi regali ogni giorno e ringrazio il mondo e la vita per averti con me.

Sogni di diventare un campione di basket e io che credo nel potere della manifestazione scrissi su un foglio appendendolo sullo stipite della porta “Diventerai un campione di basket”, tu corri saltando nel corridoio e colpendolo mi sorridi e io credo quanto te che ce la farai.

Ora ascolto “Segni del tempo” di Harry Style ed è proprio vero che solo tramandare ciò che siamo stati ciò che abbiamo provato può farci emergere dall’oblio e queste pagine mi aiutano in questo.

Non posso fare a meno di parlare comunque della mia solitudine quella accumulata in tanti anni da quando ero bambino. A volte fa male a volte no come in questo momento sono le 3.20 di notte ma non sono solo perché tu mi stai leggendo.

Che dire avevo tanti sogni quando mi laureai in Ingegneria Elettronica un voto di rispetto 97/110 era per me stato un ottimo risultato e ne ero fiero, come lo era mio padre prima di tutti si avvicinò al tavolo dopo aver terminato di esporre la mia tesi alla commisione degli esami di Laurea e fece una cosa semplice come è sempre stato mio padre mi guardò negli occhi e mi strinse la mano. Tu mica vorrai far dimenticare questo momento? E quindi caro racconto questo momento adesso è per sempre vivo grazie a te.

Era il 24 Luglio 2001 ero diventato un Ingegnere che euforia tanti sogni,tanti desideri, tante attese che dopo 23 anni sono state disattese, si perché non era quello il mio destino non era diventare un famoso ricercatore. Oppure non un ricercatore scientifico ma invece un ricercatore di felicità.

Si inseguire la felicità è quello che dovrebbe essere il percorso di tutti ciò, non accade più per tanti.

Eppure adesso ricerco la felicità mostrando con il laser puntando le stelle della costellazione di Orione in inverno quando fa freddo ma le persone si stringono nei cappotti o giubbini per vedere le stelle e le costellazioni all’osservatorio di capodimonte e io sono stato la a far immaginare il cacciatore Orione ad un bambino di 7 anni citando le stelle Betelguese Rigel Bellatrix Mintaka Alnilam Alnitak e Saiph e Meissa entrando con le mie parole nei suoi occhi che vedevano quello che io raccontavo: Meissa la testa di Orione Rigel il piede, Betelguese la spalla, e Mintaka Alnilam Alnitak, la cintura e Saiph il ginocchio. Voglio immaginare che quelle parole dette intensamente e con vicinanza siano state il seme che lo avrà invogliato a cercare ancora di comprendere altre cose.

Si perché la direttrice dell’osservatorio in un incontro coi bambini disse se non sapete cosa c’è in giro come potrete capire cosa vi farà piacere fare da grandi ci sono tante cose nascoste da trovare. E buttare un seme può far nascere una pianta oppure no, ma senza poterlo mettere nel terreno fertile non si potrà mai avere il frutto dalla pianta.

Ora siamo nel 2024 e i viaggi nel tempo non esistono ma io in questo libro li sto facendo !