Ecco la stanza era vuota e buia ma la musica riecheggiava nelle sue cuffie a volume spasmodico e mentre ascoltava l’amore conta di ligabue un immagine si stagliava nella sua mente, quando lo aveva visto tremante e piangente come un cucciolo spaurito mentre tutto gli sembrava ingiusto e non capiva il perché, era mio figlio e io sapevo che aveva bisogno di me. Mi avvicinai e gli parlai, si è tanto difficile parlare con un figlio mentre sono le cose più belle da fare insieme. Si era furioso prima perché prima era stato rimproverato dalla mamma, Lo accarezzai e iniziai a parlarci lentamente gli dissi che non doveva adirarsi perché le cose non andavano come voleva, e soprattutto non doveva vedere ogni correzione o miglioramento che gli chiedevo io di vederlo come una critica, forse quelle erano le parole che da bimbo avrei voluto sentire io da mio padre.
Ma non erano mai arrivate e volevo che a lui arrivassero, l’affetto grande che sgorga dal petto e dal cuore. Pian piano il respiro si calmò smise di pangere e mi guardava come avrei voluto mi guardasse sentiva il mio amore e questo lo rendeva sereno. Continuai dicendo i miei difetti da ragazzo che erano i suoi di adesso e forse sentendosi non più accusato si sentì meglio, poi lo accarezzai i capelli e pensai com’era bello combattere per permettere di crescere più maturo e tranquillo un figlio nonostante la rabbia e mi senti tanto in estasi dopo che decisi di scriverlo per imprimerlo nella mente come uno scalpello nella pietra come una stele sumera.
Allora la mente mia volò a 9 anni prima quando la mia mente aveva vagheggiato tra la lucidità e il galoppo verso l’irreale. Avevo vinto quella corsa e ripreso le redini della mia vita. E ricordavo bene quando comprai due civette una da dare a lui e una da tenere io e gli dissi : “tienila stretta quando ti manco e io terrò stretto la mia e ci uniranno nell’abbraccio anche a kilometri di distanza” e cosi facevo quando le lacrime scendevano accarezzando il viso mio in quelle sere in quel lettino di quando ero adolescente mentre tu Nicola dormivi sentendo la mia mancanza e stringendo la civetta più chiara della mia.